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Scrivere un incipit che catturi il lettore

  • Immagine del redattore: Andrea Brunori Editor
    Andrea Brunori Editor
  • 16 mar
  • Tempo di lettura: 12 min

Ti pongo due scenari:

Scrivere un incipit che cattura
Dopo aver letto questo incipit, comprerà il libro?

 

  1. Sei un lettore e ti stai aggirando tra gli scaffali di una libreria alla ricerca della nuova avventura in cui tuffarti. Attorno a te ci sono volumi di tutti i tipi: alcuni grandi e vistosi, altri più piccoli e nascosti, alcuni spessi e pesanti, altri più minuti e meno spaventosi… ognuno ha un colore e un titolo differente, e tutti sfoggiano con orgoglio il logo della casa editrice che li ha portati alla luce. Nella moltitudine di opzioni, ti rechi allo scaffale dedicato al tuo genere letterario e scorri il dorso dei volumi esposti. Tra loro, uno in particolare cattura la tua attenzione: forse è per il colore, per il titolo accattivante, o semplicemente perché riconosci il logo della casa editrice e sai di poterti fidare. In ogni caso, questo libro ti incuriosisce e lo prendi.

    Studi la copertina, davvero ben fatta. Il titolo, ora molto più grande, ti fa alzare un sopracciglio: è ben bilanciato con il nome dell’autore e l’immagine esposta, fa un bell’effetto; insomma, un plauso all’ufficio grafico. Ma come ti hanno insegnato, non si aggiudica un libro dalla copertina (o almeno, non dalla prima), quindi rigiri il volume tra le mani e scorri il testo di quarta, accompagnato da una citazione e dei commenti positivi di altri scrittori famosi: l’autore propone una storia allettante, e il fatto che tanti colleghi lo abbiano pensato è decisamente un buon segno.

    A questo punto, è giunto un momento di fare la prova del nove. Posi il dorso sulla mano e con l’altra sfogli il paratesto fino ad arrivare alla prima vera pagina… e lì il tuo interesse cade in picchiata!

  2. (Molto più probabile) Sei un lettore editoriale, il tuo compito è scorrere la casella mail della casa editrice per cui lavori e selezionare tra le centinaia di proposte editoriali quelle che hanno il potenziale per essere pubblicate e diventare un successo.

    Scorri molto velocemente le mail sgrammaticate, quelle troppo amichevoli e quelle che accompagnano manoscritti non in linea con le collane della CE, fino a trovarne una che ti colpisce: la presentazione è ben fatta, si vede che dietro c’è una persona che ci ha ragionato; il testo, almeno così com’è presentato in quelle poche righe, sembra interessante, in linea con una collana e, soprattutto, accenna anche a un potenziale pubblico, peraltro corposo.

    Per sicurezza, apri anche il documento della sinossi, e lì il tuo interesse si fa più forte: la struttura sembra solida, neanche troppo banale, e la conclusione soddisfacente. Sicuramente il testo avrà bisogno di un minimo di editing interno (chi non ne ha bisogno!), ma poco male, ci penserà chi di dovere.

    A questo punto, è giunto il momento della prova decisiva. Apri il documento del testo, per verificare quanto lavoro di editing c’è da fare e stilare una scheda di valutazione completa… ed ecco che il tuo interesse sfuma in un attimo!

 

Hai individuato il punto comune di questi due scenari? Perché, secondo te, quando finalmente l’occhio del potenziale lettore o del lettore editoriale si posa sulla prima pagina del testo, il suo interesse svanisce come per magia? C’è qualcosa di sbagliato nella storia? Difficile, visto che tutti gli altri indizi sembravano portare alla logica conclusione che la storia in sé funzionasse. Il problema, in entrambi i casi, è stato proprio l’inizio, la prima pagina: il famigerato “incipit”.

 

Cos’è l’incipit

Cos’è l’incipit? A questa domanda ci sono due risposte, una semplice e una profonda.

La risposta semplice è che l’incipit sono le prime pagine del romanzo (dopo quelle di paratesto, è chiaro). Anzi, la prima pagina. Anzi, il primo paragrafo!

La risposta profonda, oltre che completa, è che l’incipit è il primo vero contatto tra il lettore e il libro. È il biglietto da visita della tua storia (e, di conseguenza, il tuo biglietto da visita), è il modo in cui si presenta e dà un’introduzione di quello che avverrà nelle pagine che seguono.

Lo senti il carico di responsabilità che ricade solo su questa pagina? Ti dirò di più: a volte il lettore nemmeno lo legge l’intero incipit, ma si ferma solo alla prima frase, il gancio!

L’incipit non è solo una presentazione, è il luogo in cui il lettore deciderà se cominciare l’avventura o meno, il luogo in cui il professionista deciderà se investire le sue risorse nell’editing del tuo testo o meno. È quindi tuo dovere, in quanto autore, assicurarti che l’incipit assolva il suo compito, ovvero assicurarti che il lettore vada oltre questa prima pagina e decida di investire tempo (e denaro nel caso del lettore) nella tua storia.

Ma come fare? Ci sono molte strategie, alcune più valide di altre a seconda del tipo di storia che vuoi raccontare, e altre che sono dei veri e propri errori stronca-lettura, ma prima di affrontare questi discorsi vediamo effettivamente qual è il ruolo che svolge l’incipit.

 

Funzioni dell’incipit

L'incipit assolve una serie di compiti, che possono essere riassunti in due funzioni principali: stipulare un patto narrativo con il lettore e spingerlo a voltare pagina.

Con “patto narrativo” mi riferisco al cosiddetto “patto di sospensione nell’incredulità”, concetto introdotto da Samuel Coleridge:

 

“Venne accettato, che i miei cimenti dovevano indirizzarsi a persone e personaggi supernaturali, o almeno romantici, ed anche a trasferire dalla nostra intima natura un interesse umano ed una parvenza di verità sufficiente a procurare per queste ombre dell’immaginazione quella volontaria sospensione dell’incredulità momentanea, che costituisce la fede poetica.”

 

(Questo enunciato fa riferimento alla poesia, ma è applicabile benissimo anche alla prosa.)

In altre parole, compito dell’incipit (e, per estensione, dell’intera opera) è quello di coinvolgere il lettore nel mondo narrativo che hai creato e invogliarlo a rimanere al suo interno pagina dopo pagina, offrendogli un’esperienza così vivida da fargli dimenticare di essere all’interno di un mondo inventato. In pratica, promettergli un’esperienza emotivamente soddisfacente.

Al fine di ottenere questo risultato, per prima cosa devi far sì che il lettore si orienti nel mondo narrativo, e quindi devi dare un’introduzione del worldbuilding (il luogo, il periodo di tempo in cui è ambientata la storia, la mentalità…): attenzione, con questo non intendo una lunga descrizione didascalica di ogni aspetto, ma abbastanza elementi concreti affinché il lettore non abbia difficoltà a riprodurre nella sua mente la scena che delinei.

Collegato a questo punto, devi anche introdurre il tono del testo (che di solito caratterizza anche il genere letterario): un inseguimento, una notte d’inverno, lo sguardo che si posa sull’interesse amoroso del protagonista, i fari di un’auto che si avvicinano sempre più… ognuno di questi esempi suscita una sensazione diversa, che coinvolge il lettore in maniera diversa, e determinerà il tono che l’intera storia avrà.

Ma nessuna grande avventura è tale senza un protagonista che la metta in moto. Altra funzione dell’incipit è infatti l’introduzione del personaggio più importante dell’intera storia, quello con cui il lettore si identificherà e passerà più tempo. Anche in questo caso, non sto parlando di una descrizione didascalica, fisica e caratteriale dello stesso, ma di inserire quegli elementi necessari per creare una forma concreta nella mente del lettore.

Ma un quadro generale del protagonista, per quanto possa essere ben gestito, non è sufficiente per renderlo vivo: una mera descrizione, anche se mostrata, non lo fa spiccare, non coinvolge il lettore. Per ottenere questo risultato, occorre stipulare il cosiddetto “legame empatico”, ovvero quella connessione per la quale il lettore farà il tifo per il personaggio, soffrirà insieme a lui per le sconfitte e godrà delle sue vittorie come se fossero proprie.

Come instaurare questo legame, che andrà poi a svilupparsi e consolidarsi nel corso delle pagine? Esistono diversi escamotage validi, ma di fondo attraverso due punti focali: il desiderio del protagonista e il conflitto. Da una parte, il protagonista deve essere un personaggio attivo, che ha delle ambizioni e degli obiettivi che ha intenzione di perseguire; dall’altra, ci devono essere anche delle complicazioni che gli impediscono di avvicinarsi alla sua meta e che sanciscono quella che è la posta in gioco. Tali conflitti possono essere esterni, come delle prove o dei nemici, ma soprattutto interni, costituenti la sua personalità, una “macchia” che rende il personaggio imperfetto e persino contraddittorio (come chi lo sta leggendo).

Per amore della ripetizione, anche in questo caso non dichiarare apertamente ambizioni e conflitti del protagonista, ma mostrali tramite azioni, parole, ragionamenti…

La delineazione di un personaggio per cui provare empatia, di un conflitto che lo accompagnerà nel (e si frapporrà al) suo viaggio e della posta in gioco generanno la domanda più importante dell'intera storia, quella che che spronerà il lettore a voltare pagina e tuffarsi definitivamente nell'avventura: la domanda drammaturgica (di solito espressa nella struttura "Riuscirà il nostro eroe a...").

Se l'incipit crea un legame empatico intenso, facendo quindi sentire il lettore partecipe della storia, e non viene suggerito in alcun modo la risposta alla domanda drammaturgica, allora il lettore sentirà il bisogno di trovarla, e sarà quindi invogliato a proseguire la lettura. È una questione mentale: a nessuno piacciono le domande in sospeso, soprattutto se c'è un coinvolgimento personale.

Ricorda: come abbiamo visto negli esempi iniziali, l'incipit è l'ultimo di una serie di passaggi (la copertina, il titolo, la quarta...) che fa una promessa al lettore. Un incipit che funziona, quindi, consolida quella promessa: "Se decidi di proseguire la storia, questo è il genere di esperienza che vivrai". Tramite l’introduzione dell’ambiente, del personaggio e (soprattutto) delle avversità, devi far capire al lettore che la storia ha una direzione, ma che la strada non sarà per niente in discesa. Se, dopo aver letto questi accenni, vorrà sapere in che modo gli ostacoli renderanno difficile il percorso del protagonista e come lui li supererà (e se ci riuscirà)… dovrà girare pagina e continuare a leggere.

 

Tipologie di incipit

Il focus su cui l’incipit deve concentrarsi è quindi catturare l’attenzione del lettore, facendolo però in maniera sintetica. Parafrasando il Genio della Lampada, promettere “eccezionali avventure cosmiche… in un minuscolo spazio vitale”.

Ma come condensare tutte le funzioni di un incipit in una sola pagina, peraltro in modo che risulti chiara e accattivante? Come evitare di fare una descrizione superficiale di tutti gli aspetti prima elencati? Come rendere il proprio incipit personale, adatto alla storia che vogliamo raccontare e al nostro stile?

Stabilendo delle priorità.

Esistono infatti diversi tipi di incipit che danno più peso ad alcune delle caratteristiche viste in precedenza, e che possono essere facilmente adattati ai vari tipi di genere letterario. A grandi linee, incipit incentrati su azione e conflitto sono adatti a generi più dinamici, come l’avventura, il thriller, il fantascientifico, il giallo… mentre quelli più descrittivi o introspettivi sono più adatti ai generi incentrati sull’animo umano, come il romance.

Esaminiamo brevemente alcune tipologie…

Un tipo di incipit oggi molto apprezzato è quello dinamico, in cui il protagonista è alle prese con un’attività. Questa attività non deve essere necessariamente collegata alla trama principale, può anche trattarsi di un breve scorcio del suo quotidiano: lo scopo è introdurre il personaggio, mostrando il suo comportamento e le sue relazioni nel Mondo Ordinario (facile da descrivere brevemente), le sue ambizioni e le sue difficoltà (anche se lievi, per il momento).

Evoluzione molto gradita, soprattutto in quei generi letterari più ad alta tensione come il thriller o l’avventura ma non solo, è l’incipit in media res, ovvero l’introduzione di una scena dinamica ad alta tensione in cui il lettore viene letteralmente catapultato. Come nel primo caso, anche in questo tipo di incipit non viene dato molto spazio alla descrizione ambientale, o anche introspettiva, dei personaggi: il focus è, appunto, l’azione in corso, che deve suscitare un senso di pericolo, una corsa contro il tempo o una situazione di vita o di morte imminente. Il lettore deve avere abbastanza elementi per orientarsi, ma allo stesso tempo deve percepire il desiderio di scoprirne di più sull’esito della scena, e per farlo dovrà per forza… voltare pagina.

Una tipologia di incipit molto peculiare è quella del flashforward, ovvero la presentazione di una scena che avrà luogo più avanti nella storia. Per via della natura di questo espediente letterario, il lettore è catturato dall’alta tensione generata dalla scena, e anche se le informazioni in suo possesso sono limitate capisce bene alcuni elementi essenziali: la posta in gioco, il rischio, il personaggio e il suo conflitto.  E grazie a questi pochi elementi, quando la scena si interromperà poco prima del climax il lettore sarà ormai catturato e vorrà sapere come si risolverà, ma per farlo dovrà… tuffarsi nell’avventura e ricominciare da capo.

Questo tipo di incipit viene con due avvertenze.

La prima è piuttosto scontata: non spoilerare troppo. Difficoltà comune degli autori alle prime armi è quella di riportare troppi dettagli (anche se secondari) in questa scena iniziale, e quindi sottintendere quale sarà l’andamento della storia in generale, smorzando così l’entusiasmo del lettore.

La seconda è: assicurati di progettare per bene la tua storia. Nel corso della stesura è possibile che ci siano dei cambiamenti più o meno grandi, e quindi è possibile che quando si arriverà alla scena introdotta nell’incipit ci saranno delle modifiche da apportare (tra cui la possibilità di eliminare la scena), che dovranno essere riportate anche nelle prime pagine, modificando così l’effetto che si voleva suscitare. Perciò assicurati di progettare la tua storia, sia in termini di “successione degli eventi” e “relazioni di causa-effetto”, sia in termini di “incremento di tensione narrativa”.

Nei romanzi più introspettivi, o comunque meno dinamici dei precedenti, è possibile indugiare in delle descrizioni più approfondite (purché siano intervallate da un’azione o una battuta, un “segno di vita” che dia concretezza al lettore e lo mantenga nel presente storico). Questo tipo di incipit è più difficile da gestire, perché il lettore moderno è abituato a una fruizione di informazioni più rapida, ma è adatto nei generi più incentrati sulle emozioni e la psicologia, perché il lettore aficionado si aspetta un’azione più cadenzata.

Nella creazione del tuo incipit, quindi, prima di cominciare a scrivere ricordati sempre di tenere in considerazione sia il tipo di storia che vuoi creare (e quindi il tono che vuoi impostare) sia il tipo di lettore a cui la vuoi dedicare.

 

Errori dell’incipit

Come abbiamo visto, la prima pagina gioca un ruolo fondamentale nella tua storia, al punto che può essere considerata il vero momento di vita o di morte di una storia (o meglio, quello in cui il lettore decide di vivere l’avventura oppure chiudere il libro e rimetterlo sullo scaffale).

Spostare l’ago della bilancia sulla “vita” non è cosa facile, ma al contrario farlo puntare sulla “morte” è molto semplice, giacché non mancano di certo gli errori che fanno chiudere di scatto il libro.

Quello più comune (e che mi ha dato l’ispirazione per gli esempi dell’inizio) è l’infodump, il “muro di mattoni manzoniano”. Dico “manzoniano”, ma in realtà faccio riferimento al tipo di incipit in voga tra i grandi classici, caratterizzato da pagine e pagine di descrizioni che introducevano il lettore al mondo narrativo. Il problema è che ai tempi in cui questi libri sono stati pubblicati, erano praticamente l’unica forma di intrattenimento degna di nota: la società, e quindi i lettori, erano abituati e inclini a leggere questo stile prolisso, erano più pazienti…

Oggi, con le moderne tecnologie da TikTok agli ebook e non solo, il lettore vuole informazioni più immediate: perdersi quindi in lunghe digressioni, che siano introspettive, descrittive o persino meteorologiche, porta più confusione e noia che altro. È triste dirlo, ma il lettore neanche ci arriva alla fine della prima pagina: appena vede il muro di parole, chiude il libro e passa oltre.

Quindi, di nuovo, ricordati: sintesi.

Il secondo errore più comune, e anche piuttosto sciocco ma che capita, è quello dello spoiler, ovvero quello in cui l’autore, in modo accidentale, rivela un’informazione futura, che si tratti di un’azione che sta per accadere nella scena successiva o più in là nella storia. Con frasi del tipo “ma non sapeva che questa decisione gli sarebbe costata cara”, oppure “… o almeno così pensava” va da sé che l’intervento dell’autore sia palese, e questo viola il patto narrativo di cui abbiamo parlato all’inizio.

Il terzo errore, che in realtà è già stato sottinteso ma è bene esplicitarlo, è l’assenza di un conflitto. Vuoi perché ci si perde in lunghe digressioni, vuoi perché si descrive una scena iniziale più tranquilla e quotidiana, spesso la storia parte molto in ritardo a causa della mancanza di un conflitto vero e proprio. Evita questo genere di situazioni: anche se per forza di cose non vuoi dichiarare il conflitto più grande fin da subito (magari per un’escalation di tensione), quantomeno lascia che il lettore subodori delle possibili difficoltà di grande importanza, che sia un difetto caratteriale del protagonista (il suo difetto fatale) o l’eventualità che qualcosa di negativo possa accadere (un sistema d’allarme che da qualche giorno fa i capricci, dispute tra due fazioni in background, un oggetto che potrebbe tornare utile dimenticato…).

Vi è poi un caso particolare che non può essere considerato un errore vero e proprio, e che a me piace chiamare “imprinting sbagliato”. Come nella natura, in cui i cuccioli o le paperelle si affezionano al primo essere vivente con cui entrano in contatto, anche nel caso dei libri il lettore si identifica con il personaggio che incontra per primo. Per i motivi di cui abbiamo parlato, è bene che questi sia il protagonista, con il quale poi stringerà un legame sempre più forte e con cui passerà più tempo durante l’avventura, e quindi la sua assenza può essere considerata un errore perché non coinvolge il lettore o crea un legame con un’altra figura.

Tuttavia, ci sono dei casi in cui non è così. Basti pensare, per esempio, ai gialli, in cui di solito il primo personaggio con cui si entra in contatto è la vittima, o anche i thriller, molti dei quali cominciano con il PdV del criminale. È chiaro, si tratta di casi particolari, che non possono essere applicati in tutti i contesti.

Ultimo ma non ultimo, vi è una confusione che viene fatta tra l’incipit e il prologo, dovuta soprattutto a una serie di definizioni che vengono date in giro per Internet. Mettiamo i punti in chiaro:

  • L’incipit è la scena d’inizio, strettamente legata alla storia a livello spazio-temporale.

  • Il prologo è una scena a sé stante, che svolge comunque le funzioni dell’incipit che abbiamo visto (coinvolgere il lettore, porre un obiettivo e un conflitto, invogliare a proseguire la lettura…) ma in un’unità spazio-temporale esterna al resto della storia.

Il prologo è molto usato nei libri d’avventura, come quelli di James Rollins, che apre le sue storie con due scene appartenenti a contesti spaziali e temporali ben diversi rispetto al resto della storia, ambientata ai giorni nostri, ma collegati tra loro da un tema o un oggetto che verrà poi ripreso nel corso dell’avventura. Pertanto, funzionale allo scopo di attirare il lettore, ma alieno alla storia in sé.

 

Siamo arrivati alla conclusione di questo articolo. Spero che ti sia stato utile, e che ti dia una marcia in più sia per impostare al meglio la tua storia, sia per scegliere i libri che leggerai quando apri la copertina e sfogli le pagine.

In conclusione, quale tipo di incipit scegliere? Come impostarlo? Non c’è una risposta univoca, dipende dalle intenzioni che hai e dal tipo di promessa che vuoi stipulare con il lettore che andrà a leggere la tua storia. Per trovare la tua risposta, non devi fare altro che… leggere e scrivere.

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